martedì 15 maggio 2012

Per fare un albero


Generalmente sono restia a proporre esercizi teatrali fai-da-te, perché non vorrei che si sottovalutasse la necessità di uno sguardo esperto che sa condurre, accogliere e assemblare il materiale che nasce in un contesto laboratoriale.   Quindi quello che qui espongo è un’idea di gioco che ognuno può usare a suo modo, indipendentemente dalla valenza che assume all’interno di un lavoro teatrale strutturato.

Il mio post sugli olivi e il post di Manuela sul pinolo mi hanno fatto venir voglia di condividere un gioco teatrale che amo molto, e che intitolerò appunto “Per fare un albero”.

Possiamo farlo insieme ai nostri bambini (dai 18 mesi in poi), partecipando attivamente e re-imparando a nostra volta a sentire la natura e a sentircene parte.
Si può far precedere l’esercizio da una passeggiata al parco - e magari giocare nel parco stesso – o dall’osservazione di un libro con immagini di alberi o dal disegnare insieme degli alberi.


A questo punto la proposta è di diventare alberi noi stessi.
Possiamo narrare la storia dell’albero invitando i bambini ad interpretarla con il loro corpo e facendo altrettanto.

Da cosa nasce un albero? Da un piccolo seme deposto al calduccio nella terra.
Il seme pian piano si schiude e germoglia affondando tenere radici nel terreno e alzando un piccolo stelo verso l’alto.
Poi le radici si irrobustiscono e si spingono più a fondo nella terra, il fusto si ingrossa e si erge forte e fiero verso il cielo, dalla cima del fusto si dipartono tanti rami a cercare di cogliere la luce. Sui rami nascono tante foglioline che il sole scalda e il vento fa muovere.
I rami e le foglie saranno visitati e abitati da tanti animali: uccelli, insetti, bruchi…

Questa è una traccia: fondamentale è non sprecare, non avere fretta. Ogni stadio ha bisogno del suo tempo per svilupparsi e per esprimersi nel nostro corpo. La calma ci permette di staccare e assaporare il gusto del gioco.


Si parte da sdraiati, meglio se appallottolati – il seme nella terra, ricordate? – e pian piano si cresce.
Il percorso è dalle radici ai rami.
Provate a giocare con i piccoli e a lasciarvi coinvolgere, senza pensare, senza filtrare, senza giudicare e senza aver voglia di insegnare.


L’espressività peculiare dei bambini deriva dal fatto che loro “sentono” la forma albero, ad esempio quando ne pronunciano il nome che convenzionalmente lo indica, e questo sentire passa attraverso tutto il loro corpo per esprimersi nella voce.


Provate? Mi fate sapere come è andata?

A presto!





18 commenti:

  1. Molto bello! Lo trovo romantico.
    Sarà perchè amo molto gli alberi? ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Condivido il tuo amore per gli alberi:)
      A presto!

      Elimina
  2. Questo gioco mi interessa.. Soprattutto per le 2 femminucce (il Grande so già che mi manderà a quel paese:-))

    RispondiElimina
  3. Ciao Anna, io ho fatto questo gioco da grande, guidata nei miei primi laboratori teatrali :) Lo consiglio a tutti! Che voglia di far teatro, domani pubblicherò un mio piccolo esercizio se riesco...

    RispondiElimina
  4. Dev'essere bellissimo insegnare l'amore per la natura, e vedere che viene recepito, assorbito, come le radici di un albero, e che un giorno sarà grande e rigoglioso!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per la tua visita e il tuo bel commento Dany!
      Quando conduco laboratori non penso mai di insegnare, vivo una bella situazione circolare di scambio reciproco che scalda l'anima. E finisco sempre per imparare qualcosa di nuovo:)
      Un abbraccio,
      a presto!
      :)

      Elimina
  5. certo che proviamo!
    poi ti dico.

    a presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carissima,
      lieta di leggerti:)
      Allora aspetto le vostre impressioni. Un sorriso all'ometto:)
      A presto!
      :)

      Elimina
  6. che bellezza questo gioco... ci proviamo sì! Sara ama gli alberi, come del resto noi due, e spesso li abbraccia, credo che si divertirà molto... poi ti dico, eh.
    :o)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che bellezza i bambini! Sono monocorde, lo so, ma possiamo solo imparare da loro.
      Buon divertimento!
      Fatemi sapere!
      A presto!
      :)

      Elimina
  7. Da piccola avevo un albero preferito che vedevo solo d'estate e a cui avevo dato un nome. Era un abete credo e prendevo sempre delicatamente due dei rami più in basso che aveva e ballavo con lui. Poi c'era un piccolo pino, con cui ho tante foto, perchè per un po' di anni cresceva in parallelo con me e i miei genitori ci facevano sempre le foto! Poi un giorno lui ha continuato a crescere e io... no! :) Comunque ho delle bellissime esperienze e dei meravigliosi ricordi con gli alberi e non vedrei l'ora di fare questo gioco!
    A presto,
    Laura

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Laura,
      grazie per la visita e per aver condiviso dei ricordi così belli e delicati.
      Come avevi chiamato l'abete con cui ballavi? E' un'immagine estremamente poetica e ispiratrice, di cui ti ringrazio di nuovo.
      Prova a giocare: troverai di nuovo i tuoi amici alberi!:)
      Un abbraccio,
      a presto!
      :)

      Elimina
  8. Bellissimo questo gioco! MI è ancora troppo piccola, ma per il momento ci limitiamo a darle in mano foglie di alberi diversi quando siamo a passeggio per incominciare a familiarizzare con la natura. Ci segniamo questo post tra quelli importanti e quando sarà il momento ci cimenteremo anche noi in questi bellissimi esercizi di natura! A presto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie della tua visita!
      Mi ero dimenticata di rispondere...
      A presto!
      :)

      Elimina
  9. Ciao Anna, a proposito di alberi come va con il pino? Te lo chiedo perché la mia piantina di pino non sta molto bene, non riesce a liberarsi dal seme di pinolo :( Temo di aver piantato il seme al contrario: avevo messo il seme con punta sottile in basso, punta rotonda in alto. La tua piantina come sta?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :D
      Dopo aver letto il tuo messaggio ho avuto prima un attimo di panico e poi mi è scappato da ridere. Ora rido..:D
      Io ho piantato il pinolo esattamente come te. A dire il vero mi sembrava strano mettere la punta sottile in basso, ma tu l'avevi già fatto ed ho seguito alla lettera le tue indicazioni.
      Il seme è in terra da una decina di giorni e ... ancora non succede niente.
      Dopo il tuo messaggio mi sono precipitata a tirarlo fuori dalla terra e metterlo nel verso giusto e confermo che non è successo niente. E' intatto come quando lo abbiamo seminato. Forse è un seme sterile o dentro è secco?
      Ormai temo che non nasca niente.
      Non puoi provare a togliere tu il guscio dalla testa del tuo albero? Il dubbio sorge spontaneo: ma allora la testa sono le radici?
      Oh che confusione!!!
      :)

      Elimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...